Allergie alimentari… quanto c’è da fare dal punto di vista psicologico…

Oggi ho avuto l’occasione preziosa di chiacchierare con due mamme dell’associazione BAM! – Bambini Allergici a Milano. Ringrazio queste mamme coraggiose per aver voluto condividere con me le loro storie e per avermi spinta a cercare qualche informazione in più sulle allergie alimentari. Purtroppo in letteratura attualmente non c’è molto, specie nel panorama italiano. Qualche informazione la possiamo come sempre scovare all’interno dell’Handbook of Pediatric Psychology, di cui di seguito vi riassumo qualche parte, invitandovi a leggere il capitolo nella sua interezza. Come vedrete, le informazioni sono davvero essenziali e – se posso permettermelo – sostanzialmente intuitive e forse banali vista la complessità dell’argomento. Nel trascrivere queste righe ho avuto nuovamente una sensazione che mi accompagna spesso: i nostri testi non riescono a rendere giustizia al dolore sperimentato da bambini e famiglie che quotidianamente si confrontano non solo con l’imprevedibilità delle allergie, ma anche con un contesto sociale poco facilitante e che rischia di essere per famiglie e bambini altamente iatrogeno.

Partiamo col chiarire che la risposta allergica può verificarsi a causa di una grande varietà di sostanze: pollini, polvere, animali, cibo, punture di insetti, lattice, farmaci. I bambini allergici devono fronteggiare numerose sfide, che si differenziano anche in base al tipo e alla gravità della loro allergia: dal convivere con i fastidiosi sintomi, all’essere sempre vigili e allerta per il pericolo di essere esposti agli allergeni, che spesso risultano imprevedibili e per questo ancor più terrorizzanti.

Nonostante molti bambini e le loro famiglie riescano ad adattarsi bene a questa complicata condizione di vita, molti presentano diverse difficoltà sul piano biopsicosociale; è opportuno ricordare (a costo di essere come al solito particolarmente pedante!) che non possiamo farci sedurre dall’idea che esista una relazione causale tra allergia e difficoltà psicologica; l’allergia entra costantemente nella relazione famiglia-bambino-contesto e pertanto incide su diverse aree di funzionamento e sviluppo, in particolare: processo di individuazione dalla famiglia, socializzazione al di fuori dal contesto famigliare, capacità di instaurare relazioni positive con i pari.

Dal punto di vista strettamente psicologico, la ricerca concorda nel ritenere che i bambini allergici presentino difficoltà e sofferenza, inquadrabili sia sul versante internalizzante che esternalizzante. Tra i bambini allergici, infatti, sono comuni sintomi depressivi e ansiosi (ansia da separazione, attacchi di panico ecc.), non solo a causa di un generale temperamento inibito e alla loro timidezza (ipotesi diffusa in alcuni ambiti di ricerca), ma anche a causa del senso di isolamento e alle canzonature che spesso questi bambini sono costretti a sopportare a causa delle loro allergie. La ricerca internazionale – come già detto – ha evidenziato la prevalenza anche di sintomi esternalizzanti, quali aggressività e iperattività. Alcuni autori sostengono l’ipotesi di un meccanismo biologico comune tra problemi di attenzione e iperattività e alcune allergie (eczema e allergie alimentari); tale correlazione non è pienamente condivisa da altri autori, che sostengono al contrario che alcune diagnosi di ADHD tra i bambini allergici potrebbero essere scorrette, in quanto le allergie possono portare a comportamenti iperattivi o a disattenzione, senza che questi possano essere configurati in un’ADHD propriamente detto; i motivi di tale confusione sono facilmente intuibili: è infatti diffuso tra i bambini allergici (in particolare allergia ai latticini) avere problemi legati al sonno (problemi di addormentamento, risvegli notturni) e di conseguenza anche difficoltà scolastiche, il che potrebbe contribuire ad un’errata diagnosi di ADHD; pensiamo semplicemente a quanto può influenzare il sonno e il funzionamento durante il giorno, avere allergie tra le cui conseguenze c’è il graffiarsi anche durante la notte o dover correre in bagno a causa di episodi ricorrenti di diarrea. Non a caso, la ricerca dimostra che ragazzi con allergie, e conseguenti difficoltà nel sonno o incerta frequenza scolastica, spesso presentano rendimento scolastico altalenante, al punto da avere serissime difficoltà nell’apprendimento.

Sappiamo però che per un bambino la scuola non rappresenta unicamente il luogo dell’apprendimento, ma soprattutto il contesto di socializzazione più prezioso con i pari e con adulti differenti dai famigliari. La scuola è spesso un terreno conflittuale per molti bambini, ma per questi piccoli rappresenta davvero una sfida quotidiana: avere un’allergia alimentare richiede uno stretto controllo da parte degli adulti di riferimento, e spesso l’isolamento da parte dei compagni di classe, specie nei momenti che dovrebbero essere maggiormente aggregativi e conviviali; alcuni genitori – a causa dell’imprevedibilità dell’esposizione agli allergeni – preferiscono optare per il ritiro dei figli da scuola. Le conseguenze sul piano sociale sono evidenti: bambini allergici sono costretti a vivere in una sorta di paradosso, da un lato la socializzazione è nettamente e drammaticamente ridotta (pensiamo ad esempio alle feste di compleanno), dall’altra spesso quest’isolamento per molti genitori rappresenta l’unica strada per tutelare i loro figli da quelle che potrebbero essere conseguenze traumatizzanti.

Infine, è opportuno ricordare che quando un bambino è allergico, l’intera famiglia vive quotidianamente a contatto con le sue difficoltà, che appesantiscono ogni routine (pensiamo semplicemente a cosa può voler dire preparare il pranzo, o uscire a cena a casa di amici); generando sintomatologia psicologica (ansia, stress, disturbi del sonno, sintomi depressivi) che come esperti non possiamo trascurare, e che – malgrado l’impegno e la dedizione di molti genitori – rischia di incidere ancor più sulla fragilità psicologica già sperimentata dai loro bambini.

Nonostante la letteratura appaia ancora molto ridotta, il ruolo della psicologia anche in questo settore sembra essere di particolare rilevanza, anche per migliorare i risultati ottenuti grazie ad un adeguato trattamento farmacologico.

Uno dei principali target di intervento è rappresentato dall’ansia, che deve essere contenuta e gestita, tenendo però sempre presente che un certo livello di vigilanza risulta assolutamente adattivo in questo contesto. Le tecniche sono come sempre molteplici, e non mi stancherò mai di dirlo, devono essere adattate di volta in volta per poter adattarsi al nostro piccolo paziente e alla sua famiglia.

Tra gli ambiti di intervento dello psicologo pediatrico possiamo annoverare:

  • gestione dell’ansia del minore, anche attraverso le tecniche di rilassamento (di cui avevo già accennato qui)
  • aderenza al trattamento e compliance terapeutica
  • un lavoro costante di sensibilizzazione con la scuola per la riduzione dell’esposizione del bambino agli allergeni, ma anche per aiutare gli insegnanti a riconoscere e gestire la propria comprensibile paura di fronte ad una condizione per loro così sconosciuta, e che può generare senso di impotenza e ansia in tutti gli adulti del contesto scolastico
  • minimizzare la sensazione dei bambini di essere soli a causa dell’allergia, anche attraverso i laboratori di gruppo (qui e qui alcuni esempi in contesti differenti)
  • è possibile inoltre utilizzare strumenti psicologici per intervenire in sostegno dei bambini nelle delicate procedure di diagnosi che possono generare ansia e spesso sensazione di dolore (ricordiamoci che il dolore rappresenta una complessa esperienza nella quale la soggettività e l’interazione giocano un ruolo determinante, come raccontato qui)
  • come sempre, parte dell’intervento non può che essere di tipo sistemico e coinvolgere quindi anche i genitori e i fratelli; è importante aiutare e sostenere gli adulti perché loro possano a loro volta essere la chiave di intervento nei confronti dei loto figli, promuovendone adeguatamente l’indipendenza e bilanciando contestualmente un adeguato livello di vigilanza che permetta quell’attenzione necessaria a gestire quotidianamente il rapporto con l’allergia. Un counselling specifico, potrà quindi riguardare non solo aspetti di tipo emotivo-comportamentale del minore, ma anche i vissuti personali della famiglia, la gestione della conflittualità che spesso si genera con l’ambiente esterno, e il modo per affrontare le delicate comunicazioni che nel tempo dovranno essere date al piccolo paziente, per accompagnarlo in una sempre maggiore consapevolezza ed accettazione dell’allergia.
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